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Congiunte queste due cose che prima erano disgiunte, Giacomino capì che aveva fatto male, molto male! Male a far la firma falsa? No. Ma se lo fanno tutti! Male a fare una cosa che dava dispiacere al babbo.

E siccome questo dispiacere che dava dispiacere al babbo, dava anche un certo non so che a Giacomino che gli faceva venire la voglia di piangere, così Giacomino si mosse in punta di piedi alla ricerca del babbo. Giacomino sa camminare, quando vuole, con la prudenza di un pellirosso: esce di stanza, fiuta e, naturalmente, s'avanza verso il tinello. No, il babbo e la mamma non pranzano, come credeva. La tavola è bensì apparecchiata, anzi c'è in mezzo la zuppiera. Ma nessuno dei due l'ha toccata.

Le posate sono al loro posto: sul canterano sono gli involti intatti dei doni di Natale.

Giacomino sbircia: la mamma, seduta su la poltrona, legge il giornale.

E il babbo?

È andato via anche quella sera che è l'antivigilia del Natale? Io non saprei proprio dire se Giacomino ebbe la visione dolorosa di tante belle serate con dolci, castagne, panna levata e cialdoni, forse anche con teatro, andate maledettamente a male per colpa del direttore; certo ebbe il sentimento che nessuno più del babbo soffriva per la sua mancanza.

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C'era il lume nella stanza da letto. Giacomino spinse l'uscio. È il babbo che va a letto.

Giacomino non si ricorda più—perchè adesso è diventato un giovanotto serio e bravo—non si ricorda più quello che disse, però si ricorda che il babbo, quando lo vide con quelle disposizioni, fu molto buono con lui: lo perdonò subito subito e diceva:—Non mi darai più dispiaceri, vero?—e lui Giacomino rispondeva di no! con una convinzione insolita, e il babbo non gli diede nessun bacio, ma con la mano gli toccava i capelli, e ciò gli faceva un gran piacere, e quando il babbo gli disse: «Adesso va a mangiare, che avrai fame!» Giacomino non andò a mangiare, ma prima andò nella sua stanza e acceso certo suo candeliere, cominciò a scrivere una lettera al babbo. La lettera fu tanto lunga che nessun compito raggiunse mai, a memoria di Giacomino, una così spontanea prolissità.