Scritta la lettera, Giacomino la collocò in luogo tale che il babbo al mattino la scorse prima di ogni altra cosa.
Di fatto il babbo la scorse, la aprì, la lesse e riconobbe che il suo Giacomino ha cominciato a pensare. Ah, se il signor Antonio sapesse il latino, come si rallegrerebbe ripetendo il motto di Cartesio: cogito ergo sum, cioè non più Giacomino birichino, ma homo sum!
COME LA LINGUA DELLA SIGNORA SI CALMÒ.
La signora entrò in casa, si gettò sul sofà, tacque, cioè no; si preparò a parlare: invocò il nome di Dio—riservato così spesso, ohimè! per gli attacchi d'emicrania—si levò di scatto, spalancò due o tre porte a vetri, e si precipitò, cioè scoppiò nello studio di suo marito.
—Io non ne posso più, più, più! Capisci tu? intendi? fai il sordo? l'oca? lo stupido? il superuomo? Io soffro, ho dei dolori atroci, mi sento come svenire; non mangio più, non dormo più, non digerisco più. Sono diminuita di tre chili e mezzo. Capisci tu cosa vuol dire diminuita di tre chili e mezzo? Ho delle vampe, delle fiamme; poi un gran freddo, un gran gelo; poi tutto un formicolìo; il cuore si ferma, dà dei colpi, poi mi sfugge, non lo sento più, lo sento in gola: mi chiude, mi soffoca! Ho un vizio di circolazione, l'arteriosclerosi, capisci? È orribile l'arteriosclerosi, capisci? Orribile! E quest'uomo, questo marito, questo esseraccio spregevole che si chiama marito, si riempie l'epa, beve come un facchino, dorme come una talpa, va a spasso, digerisce stupendamente e non s'accorge d'una povera donna che soffre, che sta male, che muore; una donna tanto gentile, elegante, fine, buona, intelligente, sì, intelligente per un uomo che mi sappia intendere, una donna che avrebbe fatta la felicità di qualunque altro che non si chiamasse Marx Giraldi! Ah, la mia personalità, il mio io, ah, questo voi vorreste distruggere, annientare, calpestare; voi mi vorreste ridurre alla moglie che bada al soffritto e sorveglia i buchi delle vostre calze e serve per gli usi intimi! L'avete trovata, il mio uomo, la donna che si lascia calpestare! Vendicatevi, ora, fate la mummia, il papa di gesso, l'indifferente. Vi sveglierò io, vi sveglierò! Mi voglio distrarre, capite? Distrarre! Aspettate, aspettate che stia un po' meglio! Intanto fuori i soldi: cento lire! Chi rompe paga. Domani altra visita. Il professor Marchi non visita per meno. Se mi volete accompagnare, è al Grande Hôtel, se pure non riparte stasera.
Qui si fermò, e allora una voce rispose dietro i cumuli delle carte della scrivania:
—Io credo che cinquanta lire siano sufficienti.