Quando si svegliò (anzi lo svegliò la portinaia col fattorino della posta che recava una lettera per espresso) erano le otto suonate. La lettera era del nipote che gli scriveva di prendere subito il treno e venire a Menaggio per un'adunanza del Comitato.
Ambrogino mise fuori d'un salto le gambe dal letto, si vestì in fretta, fece la spesa di una vettura e si fece portare alla stazione del Nord, chè il treno per Como partiva in quel punto.
Guarda come è fatto il mondo, e specialmente quello che circonda Milano! Era partito con la nebbia, ebbene, a pena a Saronno, si diradava in una lieve trasparenza di sole, e procedendo ancora, venivano fuori le ville bianche, le vette dei colli ridenti come visi di donne che si tolgano il velo. Ecco lassù Brunate nel sole!
Dal treno saltò sul battello, e allo sbarco a Menaggio c'erano il nipote ed alcuni amici ad aspettarlo. Temevano che non arrivasse. Macchè! Svelto come un giovinotto, Ambrogino era arrivato! Sùbito, in carrozza, e di lì alla sede del Comitato.
Che cosa avea detto? che cosa avea fatto Ambrogino in quella memorabile seduta?
Aveva parlato, e aveva detto una cosa straordinaria: che era venuto il tempo di far la lega dei galantuomini. L'è inscì ciara!
*
Ritornò a Milano.
Ma quando fu davanti alla soglia di casa sua, vide una cosa nuova che interruppe il corso dei suoi festosi pensieri; e un'imagine lugubre volle penetrare a forza nella mente di Ambrogino.