— E il suo Pasquà?

La sposina alzò le spalle:

— Peggio di prima — disse.

— E come va per il resto? Coi milanesi ha fatto la pace? Ci si è adattata al risotto e al minestrone?

— Eh, così, così — disse sorridendo —; ci si viene abituando un po' per volta. Sa che dovevo andare in un negozio di mode come banchiera? mi prenderebbero volentieri, mica per la bellezza che non c'è, ma per la parlata: due franchi al giorno e la colazione. Se non fosse pel bambino avrei di già accettato.

— Vede che si adatta anche lei? — disse Ambrogino. — Milano è fatta a posta per svegliar la gente.

— Sì, sì, non sono più così sciocca come prima! — e pareva volesse dire dell'altro, ma si spicciò con un: — Arrivederla, signor Ambrogino.

Ambrogino la seguì con lo sguardo. Ora camminava non più impacciata come una volta; ma avea preso quel fare galante e sciolto della pedina milanese. Il volto non avea acquistato lietezza di vivo sangue, ma da quel pallore traeva profitto l'acconciatura dei capelli e la studiata cura del volto, le quali arti prima le erano ignote.

*

1.º dicembre. Il bambino della vicina deve essere ammalato perchè la finestra della stanza da letto degli sposi è rimasta illuminata tutta la notte. Si vedevano due ombre passare spesso: era lui ed era lei. Dunque, segno che il piccirillo era ammalato. Anche la notte seguente, tornando a casa, vide la luce splendere lassù in alto: stette un poco con gli occhi a guardare come uno che fa un pensiero, di andare a sentire cosa c'era lassù; ma non lo condusse a termine; e infilò la chiave nello sportello della sua casa.