Passò un anno ed è il giugno. Oh, gli ultimi anni della vita devono essere allegri, viva Dio! Don Ambrogino si è persuaso che luglio, agosto e settembre non sono i mesi più belli in Milano, e quel suo nipote che sta a Menaggio, gli ha detto che se vuol venir a far campagna, una stanza a sua disposizione ce l'ha; e, per mangiare, si accozzerà il pentolino.

Ambrogino ha accettato.

Chi lo vede adesso sul lago di Como con un berretto all'inglese, ben rasato e i baffi grigi tirati su le gote piene e rubizze, lo può scambiare per un maggiore in ritiro o per un gentiluomo straniero, e invece è semplicemente Ambrogino: il quale se ne sta in un battelletto alla frescura attendendo senza impazienza che qualche pesciolino onori l'amo della sua lenza.

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Ottobre. Don Ambrogino, se la va innanzi così, rischia di riuscire una persona qualificata. Le sue buone qualità sono state apprezzate sul lago di Como più che a Milano: uomo indipendente, gentile con tutti, che va d'accordo con tutti i partiti: insomma, l'ho a dire? gli è stato proposto se voleva accettare d'essere consigliere comunale.

Quell'offerta gli aveva cagionato molta gioia. Il Governo lo aveva liquidato senza nemmeno farlo cavaliere? Il popolo, invece, riconosceva i suoi meriti.

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Novembre. Don Ambrogino è tornato a Milano: è dubbio però se, riuscendo eletto, non trasporterà i suoi Penati e la sua stufa a Menaggio.

Ha riveduto la sposina. Lui le ha contato come passò quattro mesi sul lago e che bella vita vi si conduce. Lei alla sua volta gli ha raccontato che adesso lavora in casa per conto di un mercante di abitini fatti.