Andò dunque di sopra e si trascinò sino all'ultimo pianerottolo, e ad ogni ripiano delle viscide scale lo ammorbava quel tanfo di latrina in comune. Credeva, di mano in mano che saliva, di sentire gemiti o grida e ne avea sgomento: invece era tutto quieto anche davanti alla porticina chiusa ove stava la napoletana.
— È qui dove sta la napoletana? — domandò ad una bambinella che sul ripiano giocava placidamente con la bambola insieme con due altre bambine.
— Quella che ghè mort el fiolin? — chiese. — Sì, la sta lì.
— Ambrogino tirò di campanello.
Venne, quasi subito, ad aprire lei.
Aveva gli occhi rossi e gonfi ma non piangeva: si era vestita di nero ed era tutta ben ravviata.
— Povera tosa! — compassionò Ambrogino prendendo la mano di lei, fredda e umidiccia, tra le sue. — Ma come l'è stata?
La madre sospirò di un sospiro profondo e senza lagrime, e poi disse:
— Venga pur avanti, signor Ambrogino.
— Non c'è mica lui, Pasquà?