— No, è fuori.
Attraversò un piccolo corridoio buio, e poi entrarono in una stanzettina.
Era la stanzettina dalle cui finestre, tre anni avanti, Ambrogino avea visto le due tortorelle baciarsi e fare il nido adorato. Allora era un giorno grigio come in quel dì, e l'aria avea anche allora il sospiro pieno di raccolta pace della neve.
— Si accomodi qui, — disse la giovane, e lo fece sedere vicino al tavolo da lavoro dove c'erano le cuffie, le maglie che la donna lavorava per il mercante.
Ella cominciò a raccontare com'era stata la cosa, e lui, prima di sedersi, fece atto di levarsi il cappotto.
— No, lo tenga, — disse lei, — non faccia complimenti, qui è freddo, — e seguitò a raccontare tutta la malattia con una tranquillità indifferente come parlasse dei casi di altra persona.
— Gli è stato meglio così, sì proprio, meglio così! — concluse infine come ebbe il tutto minutamente narrato; e non sapeva poi dir altro che queste poche parole; e lui voleva domandare perchè diceva che «era stato meglio così;» ma allora lei scoppiò in un gran pianto, così grande e con tante lagrime che Ambrogino ne ebbe pietà e le prese la testa e la appoggiò contro il suo pastrano e stette tanto così che sentiva il caldo di quelli occhi e di quelle lagrime arrivargli alle carni.
Si calmò un poco per volta e ritornò come prima, e come prima ripetè:
— Gli è stato, creda, meglio così: il Signore che dicono che non c'è, ha capito lui le cose e se l'è preso; sì, meglio così: ora la è finita: gli è finito tutto. Anche la famiglia fa liquidazione per fine stagione, come dice il mio mercante.
— Ma perchè? — domandò Ambrogino che era confuso davanti al dolore.