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Disse allora l'ava: — Ecco il gatto nero con la coda riccia che entra: esso ci annuncia con la sua solita maestà che i nostri cuochi e i nostri servi hanno allestita la cena del Natale. Venite a vedere come risplende la nostra cucina. Faremo così ogni giorno da ora innanzi: è vero? — E poi si volse al nipotino che se ne stava tutto pallido davanti al fuoco e disse:

— E voi, caro piccino, che con le vostre bizze guastavate quell'ora di riposo che si dovrebbe godere a tavola, la mangerete tutta la minestra questa notte di Natale, senza sporcar la tovaglia, senza rovesciare il vino?

— Oh, mia bella nonna, io mangerò così bene e starò così zitto come se non ci fossi nè meno.

— E attenderete, signorino, senza impazienza i dolci sino alla fine del pranzo?

— Certo, mia bella nonna, specialmente se i dolci saranno buoni.

— Caro piccino, — disse la nonna, — altro che buoni! pensa che li ho voluti fare io con le mie mani: ci ho pensato tutta la notte per tanto tempo e mi sono ricordata di tutte le cose che ti piacevano. Anche un piatto di crema, — aggiunse l'ava sorridendo ai figli, — è qualche cosa nella vita, se vale a renderci senza colpa piacevole qualche fuggevole istante: ed io vi assicuro, figliuoli miei, che ho messa ogni cura nel prepararvi la cena del Natale.

— E dopo il pranzo che cosa faremo, nonna mia?

— Dopo il pranzo, bambino, orneremo di frondi questo antico focolare. Vedi come è grande e ci vorrà molto tempo. Lo adorneremo di alloro e di mirto e ci riporremo i doni per il tuo fratellino che dorme.

— Così domattina — disse il giovanetto — all'alba egli si desterà, e noi ci leveremo e lo seguiremo fino a qui per ammirare i belli e preziosi doni che le Fate della Vita portano ai bambini buoni la notte del Natale?