Il signor Manzi, chiamato anche Bismarck a cagione della sua testa pelata, delle sue ciglia feroci, dei suoi grigi baffi in giù, era becco cornuto di rinomanza conclamata.

Raccontava lui stesso.

Il disgraziato credeva di muovere l'altrui compassione e non moveva invece che l'altrui curiosità.

Quel buon uomo del signor Manzi mostrava al suo principale le piante del giardino, le piastrelle del pavimento, lo zoccolo di legno nella saletta da pranzo, i lavori di tubazione per l'acqua.

Ma il signor Enrico guardava invece lui, come era fatto uno che è becco cornuto. Si persuase che ci voleva una certa predisposizione. E mentre lo guardava, sentiva una voglia di domandargli: «e come ha fatto lei ad essere...?»

Però quelle due parole che venivano dopo, becco cornuto, contenevano una gaia indifferenza plebea, in contrasto con la severità del dolore che egli provava. Più volte la domanda risalì alle labbra, ma non domandò.

La notte, quando fu solo nel letto, si ricordò di quella parola «vigliacco» che lei aveva detto; poi del suo pianto angoscioso. «Ah, povera Maria!» esclamò. Poi ricordò che ella era di quelle brave donne, come ce ne sono a Milano, che se non ci fossero esse, non ci sarebbero nemmeno le fabbriche: istruite, eleganti, coi libri nel salotto, ma che sanno far marciare anche gli affari.

*

Il dì seguente fece venire Manzi a colazione: gli disse tanti bravo per tutto quello che aveva fatto, e — Manzi, se domani mi venisse il capriccio di portar qui la famiglia, il termosifone funziona bene?

E come ne ebbe buona risposta, stette un po' e domandò: