«Andiamo, sono un pazzo, io!»

Si fermò un po' come fa uno che ha un male, e con la mano preme per sentire se duole ancora. «Che uno dei fatti più comuni della vita, quale una moglie che ha un amante, deva dare tanta molestia! Se fosse accaduto a te! Ma non è accaduto a te. Tu hai sognato questa notte!»

Ora ragionava, era più calmo. La luce del sole pareva gli avesse portato via il male. Però ogni tanto pareva che risorgesse un sordo dolore.

Chiamò una vettura e si fece condurre alla stazione per andare allo stabilimento.

Alla stazione provò piacere. Quelle macchine che fischiavano nella fresca mattinata e buttavano il fumo nel cielo perlaceo; il rosso fiammante dell'aurora in fondo alla vetriata; i treni pronti in partenza, avevano dell'allegro: vita che comincia! Anche il sontuoso treno del Gottardo era allegro: lucido, splendido di velluti e di specchi. C'era poi una compagnia di anglosassoni che non si poteva a meno di non contemplare: begli uomini e belle donne: teste alte, faccie sbarbate, rosee e ridenti: le donne loro avevano l'aspetto di buone compagne.

Gente serena, fresca, sana che comincia la sua giornata col sole.... Così era stato sempre anche lui. Ed ora che cos'era successo? Quale malattia lo aveva invaso? La malattia di un'idea mostruosa. Una pazzia, via! «Voglio tornare come prima!»

Dopo che fu partito il treno del Gottardo, partì il suo treno, dove vi sono sempre quegli industriali, cotonieri, setaioli, che parlano sempre delle loro fabbriche, delle loro maestranze, dei loro fili, delle loro macchine, delle trancie, delle cinghie, della selfacting mule; poi dei loro guadagni, dei loro risparmi, delle loro azioni, delle loro signore. E coi risparmi aggiungono altri sheds, fanno venire altri telai, innalzano altre fabbriche, sì che tutta piena è quella landa; e qualcuna di quelle fabbriche risplende dai finestroni di tutti i piani, anche per tutta la notte, come un castello incantato.

E quando era il mattino chiaro, si vedeva il fumo dei lunghi camini delle fabbriche scherzare nel cielo di perla come un ricamo.

Vicino alla fabbrica l'ingegner Enrico M*** aveva fatto, allora allora, costruire una villetta per venire a far campagna; con gran gioia di Maria e di Lolò, e prima di partire per quel suo lungo viaggio, aveva affidato ad un impiegato di sua fiducia, certo Manzi, l'incarico di sorvegliare i lavori di finitura, di arredamento, e di giardinaggio attorno alla villetta.

Ma quando se lo vide venire incontro lungo il vialetto, non ebbe piacere.