«Per sceglier l'abito da regalare alla sposa.» Ero figlio unico; minacciai, e i poveri miei vecchi chinarono il capo. Per fortuna lui è morto prima! Ma lo crede, signor Enrico, che ho dovuto combattere con la famiglia di lei perchè me la dessero? Così, proprio così! I fratelli brontolavano che con un tipo come Sara si poteva fare un affare migliore, che loro erano nobili, che io, in fine, ero un misero possidentuccio e via: e suo padre mi diceva: «Sapete, caro giovanotto, cosa mi costa l'educazione di quella ragazza fra viaggi, bonnes, scuole e una storia e un'altra? Altro che la dote!
Però se proprio non ne potete fare a meno, se lei vi vuole, prendetevela. Io ci aveva fatto conto sopra per la mia vecchiaia, ecco tutto: perchè nei maschi c'è poco da sperare.»
Anche l'abito di seta ha una storia! «Quegli abiti da sposa — diceva la povera mamma — che poi si conservano tutta la vita, e si mettono quando si muore....»
«Brrr! — fece Sara. — Bastava un abito tailleur da montare in treno dopo la cerimonia.»
Tuttavia per accontentare i miei, ella si fece l'abito da sposa, e diceva che era diventata come le Madonne vestite dai preti.
Sara entrò poi in casa dei miei: una casa alla buona, all'antica, con vecchie cose, vecchie abitudini. I miei genitori capirono che era inutile far recriminazioni. Sopportarono tutto. Quello che devono aver sofferto non me lo hanno detto mai: ma io, signor Enrico, vorrei che ci fosse l'altro mondo soltanto per domandare a loro perdono dei dispiaceri che ho dato. Papà campò poco, come le dicevo, ma lei, povera mammina! Io era innamorato di mia moglie, ed ora che la possedevo, mi piaceva più di prima.
Qualche volta, in segreto, accarezzavo la mia povera madre come per compensarla di tutti quei sacrifici. «Basta che lei ti voglia bene e che tu sia felice», mi diceva con quella sua voce melanconica. Del resto, per i primi anni, di Sara non si potè dir nulla; fu madre buona e fu moglie fedele; sicuro già che per vivere in pace bisognò far tutti e tutto a suo modo.
A tavola, per esempio, serviva da anni una vecchia domestica che faceva di tutto; lei trovò che era poco pulita, che ci voleva la cameriera col grembiule bianco, e allora la vecchia serva venne relegata in cucina, ed era tutt'al più destinata a lavare le calze. Quelle calze! In casa nostra non sapevano nemmeno cosa fosse il tè. E venne il tè e vennero anche le signore a berlo. Avevamo in casa una stanza da ricevere all'antica, e lei trovò che non era gemütlich, una cosa che noi «gente zotica» non potevamo capire. Si spese molto a renderla gemütlich. Il mio povero padre era abituato, d'estate, a stare alla buona a tavola: si metteva in maniche di camicia, e, dopo pranzo, fumava la pipa. Lei trovò che ciò era poco conveniente; osservava che a casa sua i suoi fratelli erano abituati a far toilette per andar a tavola. Poi trovò che vicino alla stanza da letto ci voleva la vasca per il bagno, e venne la vasca.
«Ciò che non è molto pulito non è morale» ripeteva Sara.
Vecchie masserizie, vecchie costumanze: il pane fatto in casa, il bucato in casa, le galline nel cortile, il caldanino d'inverno, producevano a Sara un fastidio che non si dava più nemmeno la pena di nascondere.