Io no, no! non le avrei mai detto di restare: morire piuttosto: al punto in cui erano le cose, no! ma speravo nel bambino: si sarebbe commossa alla sua vista e sarebbe rimasta. Per questa ragione lo ricondussi.
Entrammo in casa. Lei aveva disposto le valige e attendeva la carrozza per andare alla stazione. Io tremo anche oggi a pensare a quella notte.
Mia madre coi capelli scarmigliati, con le braccia in croce davanti alla porta, diceva:
«Di qui non si passa: è casa mia!
«Via, vecchia megera, pinzochera, voglio andar via da questa casa maledetta — diceva lei.
«No, non va via una sposa giovine, di notte!
«Ho il mio orgoglio che mi difende, via da questa casa maledetta.»
E le sue mani minacciavano. Io la presi allora perchè non nuocesse a mia madre, la strinsi forte su di me e lei mi graffiò il volto e mi lacerò i capelli.
«Andrai via domani, senza scandalo!» le dicevo con sarcasmo, piano, all'orecchio. «Sì, ti voglio mandar via: ma domani!» Avevo anche io un demonio che mi tradiva. Il bambino aggrappato alle sottane di lei, faceva pietà; supplicava me, supplicava lei con una voce che quando morirò la sentirò ancora, ma lei, lei non l'udiva.
Ma ricordo una frase orribile e strana in un bimbo, che pronunciò in quella sera. Pallido, con la testolina che crollava indietro come avesse avuto il tetano, aggrappato a noi, diceva: «Ma allora io voglio morire, fatemi morire!» Ed ella non udiva. E pochi mesi prima lo avevamo vegliato io e lei nel suo lettuccio, perchè era ammalato!