E lo rivedeva ancora, Lolò, il caro piccino, anche così: quando la sera, prima del pranzo, veniva a casa dalla passeggiata, tutto brinato come un sorbetto, con la testa dentro il cappuccio di lana bianca e quegli occhi liquidi da cui trasparivano le viscere dentro; povero piccino, caro piccino! Entrava nel suo studio e diceva: «Senti questa, papà»:

Pirimpin, pirimpum, pirimpana

Giovannin che vende la lana,

Con la zappa e con la pala

Pirimpum, pirimpin, pirimpana.

e ballava a tondo.

Chi gliele aveva insegnate tutte quelle sciocchezze?

Ah! la fantesca, la buona Marta, una domestica d'altri tempi, che gli aveva fatto imparare anche il segno della croce e la canzone del Bambin Gesù.

Indubbiamente: il signor Enrico ora aveva caro di ritornare nel suo appartamento; molto caro di stringer Lolò tra le braccia, di sentire presso il suo volto il calore di quelle manine, di quel corpicino. Sì, quella era la più piccola delle sue macchine e la più fragile: ma anche la più bella, la più amata.

Aveva anche caro di vedere Maria.