Quando il signor Enrico, nella sala degli arrivi si trovò davanti a tutti quegli occhi curiosi, dietro il cancello, gli parve di scorgere un noto e caro viso. Gli parve che fosse Maria. No, era un'altra signora. «.... a pensarci avrei potuto telegrafare....» e disse al brumista di fare presto.

Dopo mezz'ora si fermò davanti al n.º 5, via Y***, una delle vie della Milano nuova, senza botteghe ancora: quella sera poi, con la neve, non c'era nessuno; e scese: e allora vide lì una persona che si moveva lentamente sotto la neve, e un po' si fermava. Quella figura prese subito l'aspetto di un ufficiale di cavalleria, smilzo, smilzo.

Gli passò dietro le spalle, indifferentemente, mentre pagava il cocchiere, e lasciò dopo di sè un forte odore di muschio.

Il signor Enrico aprì lo sportello, ma prima che questo si rinserrasse, sentì il bisogno di vedere che cosa faceva quell'uomo lì, in mezzo alla neve. Lo scorse andare avanti; ma poi era tornato indietro e con le mani affondate nello spencer, guardava in su allungando il collo. Ma su c'erano le finestre della sua casa! Un pensiero lacerante e repentino che non avea avuto mai, gli s'infiltrò nel cuore.

Quando quello lì ebbe interrotto le sue evoluzioni e si fu allontanato, il signor Enrico salì le scale e suonò piano.

Per primo strascicò nell'anticamera il passo della fantesca, e c'era dietro la vocina di Lolò.

— C'è la signora in casa? — domandò interrompendo con un gesto brusco l'esclamazione della vecchia.

— Benedetto da Dio! proprio....

— Zitta! c'è lei in casa?

— Nella sua stanza — rispose la donna.