— Veda, lo Sbircio è proprio cattivo: gli altri due sono due poveri diavoli che non fanno male a nessuno: saranno tre anni che battono questi luoghi: si accontentano di andare dai possidenti a domandare un po' di roba; ma con le buone, senz'arroganza e poi si appiattano per le macchie: i carabinieri li conoscono; e li lasciano stare. Vivi e lascia vivere, dico bene? Quante volte non sono venuti a mangiare anche da me! Ma quello Sbircio, che è quello che è scappato dalle prigioni della Pieve, gli è proprio un infame: un mese fa ha scannato una povera ragazza che badava le sue pecore sul Fumaiolo. Ma sono cose da farsi? Vuoi assaltare un inglese, un forastiero che viene a vedere le sorgenti del Tevere? Assaltalo, senza fargli male, però. Ma scannare la gente del paese di cui potete avere sempre bisogno, non va!
Non mi parve opportuno in quelle circostanze contrariare le idee liberali (le chiamerò così) del mio barbuto ospite, il quale proseguì:
— Il mio figliuolo è più buono di un pezzo di pane, ma certe prepotenze non le può sopportare. Una sera, pensi, all'ora che si andava a letto, capita lo Sbircio. Noi lo si conosce, e zitti.
Ordina da mangiare e mangia, ordina da bere e beve, ordina la stanza e gli si dà la stanza; hai avuto quello che vuoi? sta buono, sta contento. Dico bene? Chè, chè! Si alza e dice: «Domattina, Menico (precise parole) mi farai trovare giù la tua cavalla sellata e stasera gli vai a dar la biada».
«La mia cavalla non te la do» dice lui.
«Tu me la darai» dice lo Sbircio.
Allora il mio Menico lo prende per il petto, l'altro fa per tirar fuori il coltello. Allora mi butto addosso io e lo teniamo lì fermo. Mio figlio lo voleva scannare, e lo Sbircio ruggiva: «Tu vuoi la taglia, vigliacco d'una spia!» È stata la mia donna a salvarlo, chè ha detto: «Lasciatelo andare, volete rubare il mestiere alla polizia? non vi vergognate?» E lo abbiamo lasciato andare e abbiamo fatto male, perchè lo Sbircio da allora la giurò al mio figliuolo. Questa notte, quando noi siamo andati a letto, lui è scappato col cane e col fucile ed è andato lassù sul bastione a dar la caccia a quella bestia selvatica. Siamo stati in pena tutta la notte.
E così ragionando, non senza qualche trepidazione, eravamo giunti presso la compagnia dei banditi e delle guardie.
Riconobbi Menico col suo fucile e un bellissimo bracco che gli saltava accanto. Davanti procedevano i due carabinieri che avevano recato il soccorso di Pisa e tenevano la catena dei tre ammanettati. Dietro seguivano il delegato e le guardie.
— È ferito qualcuno? — domandai a Menico.