— Questo sì che è un buon professore! hai sentito tu quante belle storie ci ha raccontato?
Mi vennero poi presentati i colleghi. Ne ebbi l'impressione di brava gente; solo il tratto mi parve un po' rozzo; ma forse erano anche impacciati non sapendo che cosa dirmi, giacchè dal modo con cui mi guardavano di sottecchi, sembravano pensare: «Ma questo qui da dove è capitato? non ha mica l'aria d'essere dei nostri!»
***
Rimasi; ma i primi giorni non sapevo più in che mondo mi fossi. Passa una settimana, ne passano due, e non riusciva a farci l'occhio e l'abitudine. Tutte le cose mi facevano l'effetto di essere fantasmagorie di un sogno che fra poco sarebbero scomparse; ma invece non sparivano e allora finii con l'abituarmi. Furon momenti ben dolorosi! Per fortuna ero obbligato a studiare per far lezione e un po' i libri e sopra tutto la scuola mi distraevano. Anzi cominciai a trovarmici bene in mezzo a quei scolaretti. Ve n'erano alcuni così graziosi, così vivaci, così buoni, che era uno svago viverci in mezzo. Spiegavo la grammatica, correggevo i loro latini, facevo delle lunghe prediche di morale e di civile virtù desunte dai classici, e lo debbo dire? le ore mi fuggivano quivi più riposatamente che altrove; tanto che io stesso domandava al direttore di fermarmi una qualche mezz'oretta di più.
— Ella possiede il vero senso del dovere — mi disse una volta costui con molta gravità, e quelle parole mi fecero un gran bene.
Il direttore era diventato per me una persona grave ed a modo. Grammatico, assiduo nel suo lavoro, egli viveva nella scuola e per la scuola. «Veda — mi diceva confidenzialmente — quando gravi pensieri o forti cure incombono su di me, il lavoro le dissipa come nebbia al sole; e se alcuna tristezza mi sopravviene, la vista di tanta balda e nobile gioventù che noi abbiamo l'alto ufficio di educare ed istruire, mi consola subito».
E doveva essere proprio così perchè io pure mi sentivo bene nell'adempimento del mio dovere. Anche coi colleghi ci avea fatto la mano, ma un po' per volta e superando non lievi difficoltà, perchè avevano davvero un modo di trattare che non era propriamente quello a cui era assuefatto. Capii però che bisognava adattarsi essendo essi vecchi insegnanti, e in fondo parevano pieni di bonarietà; certo erano gente tutto scuola e tutto casa: niente spassi, niente teatri, niente svaghi. Ve n'erano di quelli che da sei e più anni erano lì a C***, e non conoscevano una famiglia del luogo. Fumare mezzo toscano, spiegare qualche sciarada, ragionare del caro dei viveri, dei loro figliuoli, del miglior modo di far capire agli scolari il latino che non volevano capire, e commentare i regolamenti formavano tutte le loro occupazioni.
Brava gente, insomma, modesta e senza pretese.
— Adesso anche voi vi accasate — mi dicevano —; trovate una che vi porti dei buoni ducati e vivete come un principe.