Altre volte dicevano al direttore ponendomi la mano su la spalla: — Questo giovanotto è pieno di zelo e farà carriera presto!
— Così io spero — rispondeva il direttore sorridendomi a fior di labbro —, così io spero, se l'avvenire non mente e se in alto sapranno, come non è dubbio, apprezzare il suo giusto merito.
V'era poi la moglie del direttore, cioè la signora direttrice, come la chiamavano in segreto con una certa punta di ironia perchè dicevano che era lei che faceva fare al marito tutto quello che voleva, e metteva il naso anche dove non le toccava: costei mi aveva preso a benvolere o, per dir meglio, mi aveva accolto sotto la sua protezione.
Era una donnetta rossiccia sui quarant'anni, ma che pretendeva ancora a certe velleità di giovinezza e di eleganza: vivace e ciarliera quanto il marito era duro e tutto d'un pezzo. Ne le sue molte peregrinazioni su e giù per il bel paese, seguendo fedelmente, almeno nei viaggi, la sorte dello sposo grammatico, avea preso la lingua ed il dialetto di tutte le città dove era stata: il fondo era piemontese, ma con spunti siculi; le grazie e le veneri poi del dire erano del più puro napoletano. Nei gusti ancora non aveva preferenza: sapeva tanto apprestare un ragù squisito per condire la più saporita pasta di Gragnano, quanta fare una polentina bergamasca con contorno di uccelletti; pregi non comuni, coi quali consolava le elucubrazioni filologiche del compagno. Aveva poi un merito indiscutibile e assai raro ne le mogli degli impiegati girovaghi, cioè teneva la sua casa come uno specchio.
Ella era la sola che mi sconsigliasse di prendere moglie, e contro mia voglia se ne faceva un gran ragionare ne le frequenti passeggiate dopo scuola.
— Un giovanotto deve conservarsi scapolo e divertirsi, io la penso così — diceva.
— Ma a un professore — correggeva il marito con lieve sorriso e con grave intenzione — non è permesso fare troppo il giovanotto. E poi non son questi i paesi dove si possa... o si trovi.....
— Ah, no? — rispondeva lei vivacemente — Provi un po' — mi diceva tirandomi il bottone del soprabito — provi un po' a far la corte alla moglie del professore di prima e vedrà se si trova.....
— Geltrude! — esclamava il marito in tuono di doloroso rimprovero piantandosi sui due piedi e levando le sopraciglie sino all'arco frontale. —... Ma Geltrude!
— Ma che! non sei mica coi tuoi professori da farmi paura. Del resto — proseguiva rivolta a me — lo sanno tutti chi è quella lì e si può parlar forte. Si figuri che ha avuto il coraggio di farsi quest'estate un abito di surah che io non mi sognerei nè meno e di andare ai veglioni a Napoli. E poi dice male di me perchè non la voglio ricevere in casa!...