Del resto io penetravo poco profondamente in queste sottigliezze, ed alle chiacchiere spiritose della signora preferivo di più ragionare col marito di grammatica. Avevo anzi finito col prenderci un certo gusto a tutte quelle minuzie; e lui che era molto colto in materia, mi faceva delle lezioni che duravano due o tre ore, cioè tutto il tempo della passeggiata; e ci si interrompeva solo perchè la signora si sentiva allora tutti i mali; voleva il braccio del marito, la carrozzella pel ritorno e faceva un muso lungo mezza spanna. — Quanto siete noiosi col vostro latino! — diceva cumulativamente a tutti e due quando io mi accomiatava. — Non vi basta la scuola?

Il direttore poi mi aveva consigliato di studiare sul serio per acquistarmi il diploma in lettere e fare carriera; e di fatto io mi era messo a studiare di buona lena il greco ed il latino; anzi la sera andava in casa sua a lavorare.

***

Così trascorse l'anno e ritornai a casa: e ritornando non sapevo che cosa avrei fatto per il tempo avvenire. Mi circondava un vuoto e una tristezza pacata ma non perciò meno dolorosa, e sentivo anche che io non era più quello di una volta. Mia madre invece era un po' meglio in salute e più riposata di spirito.

Fu a quel tempo che seppi della completa ruina di ogni nostro avere; e fu molto se, per opera del notaio di famiglia, si potè venire ad un compromesso coi creditori per cui a mia madre era lasciato vita natural durante l'usufrutto del palazzo e del parco più un tenue reddito. Ella però non si dava gran pensiero di questo disastro finanziario.

— La casa nostra rifiorirà per opera tua, figliuolo! — mi diceva con profonda convinzione; e quando mi vedeva con un libro in mano si appartava per non recarmi disturbo, quasi che in quelle pagine fossero stampati i segreti della fortuna.

Del resto cose e persone non era caso che ci turbassero. Nessuno più veniva a tirare il campanello del portone e il procaccio non avea più lettera da consegnare. Anche nel parco le rose non più curate dal giardiniere, crescevano selvagge e pei viali i muschi e le erbe maligne si distendevano.

— Curiosa! — diceva spesso mia madre — da che tu hai lasciato F***, nessuna più delle mie amiche mi manda a salutare! nè meno un biglietto da visita. Mi credono forse morta? — domandava sorridendo — e non sanno che finchè vivi tu e finchè ti so felice io non morirò? Quando le rivedrai dillo che si ricordino di me!...

Cercavo con vari pretesti di confortarla alla meglio e le davo il braccio e andavamo per il parco fra quelle rose e per il silenzio dell'estiva campagna.