Plutarco, Platone, S. Paolo, Tolstoi, Renan, Schelling, Carlyle formavano le mie letture preferite.
Questioni di sistemi filosofici, di negazione o di fede, di scienza o di dogma io non ne faceva, e d'altronde la mia mente poco educata agli studi e poco positiva, sarebbe stata incapace di farne; ma di questa mia insufficienza non solo non mi accorgevo, ma essa diventava la mia malefica forza. Perchè io da quelle letture disparate e di autori così lontani nel tempo, assorbiva solo una idea semplice e smisurata: il bene! il perfezionamento morale! Purificarsi, vincersi, vincere, diventare buoni, essere buoni, ecco lo scopo! Le nazioni per me non avevano più confine, gli uomini non avevano più patria nè differenza di lingue, la politica non aveva una forma prestabilita che io preferissi più tosto che un'altra. Senza bontà ogni perfetta forma di governo, ogni progresso, ogni scienza, ogni arte mi pareva dannosa; col bene tutto era possibile e bene. Questa formola semplice mi ossessionava, e si era così impadronita di me da rendermi insensibile alle cose esterne.
Era una specie di eroismo stoico che mi difendeva come un'armatura medioevale; e così chiuso in me stesso, mi pareva di essere invincibile. Finalmente io era forte!
Gli uomini o devono raggiungere questo alto scopo o devono morire, cioè svolgere sino alla consumazione dei secoli la parabola dei loro rinnovati errori. Anche quel mezzo milione di plebe variopinta e urlante che mi fluttuava d'intorno per le vie di Napoli, non aveva ragione di essere se non rinnovata e purificata.
La domenica, quando la biblioteca era chiusa, andavo su a piedi sino a Posillipo; uno spettacolo grandioso, come tutti sanno. E il mare di un azzurro intenso di cobalto con baleni di acciaio, e il vesuvio di viola, e il sole ne lo splendentissimo cielo parevano assentire alla mia pazzia!
A queste molte malinconie un'altra se ne aggiunse: mi venne cioè in mente di stabilire quale forma di governo, quale vita sociale si sarebbe dovuto dare agli uomini. Ma per fortuna questa nuova fissazione durò poco, e la solita idea troncò di colpo la battaglia che le varie opinioni, irte di dubbi e di difficoltà, stavano per attaccare. Quando gli uomini saranno buoni — pensava — si svolgeranno di per sè in una forma di governo o di non governo, con leggi o senza leggi, come verrà loro fatto naturalmente.
Forse che il buon agricoltore quando ha preparato il terreno, quando ha scelto un buon seme sta poi a pensare come farà a nascere, come farà ad assorbire gli umori dalla terra, da dove prenderanno i fiori il loro profumo, il frutto le sue sostanze benefiche?
Qualche volta pensavo anche a me. Che cosa era io? Niente: io era la formica che porta il suo granello per costruire la montagna. Eppure anch'io aveva la mia missione e il mio campo di attività; e questa missione era la scuola.
In queste fantasticherie consumai le vacanze e poi lasciai Napoli e ritornai alla mia residenza e alla mia scuola.