— No...; non l'ho vista mai; io non tengo cani.
— Sarà di qualcuno degli avventori — replicai io.
— Sarà...; ma io non l'ho mai vista: è una bestia smarrita.
— Tenetela voi — dissi — qui ci avrà da mangiare.
— Se fosse maschio — rispose dopo essersi accostato e averla osservata — se fosse maschio! Ma una femminaccia non la voglio in casa; la butto fuori su la strada.
— Allora la porto via io; e se si presenta il padrone sapete dove sto di casa.
Fu così che uscii dall'osteria seguito dalla cagna che mi si attaccò ai polpacci come avesse capito.
Quando fui a casa al lume di una candela la vidi in attitudine di un ospite che è stato invitato e attende che gli si facciano i convenevoli dovuti.
— Dormirai qui, cara mia, e ti troverai un qualche angolo — dissi forte e la chiusi nell'anticamera.
Io cadeva dal sonno; mi svestii e mi cacciai sotto le coperte e cominciai a chiudere gli occhi quando sentii che lei, la bestia, raspava alla porta. Provai a non badarci e a riaddormentarmi; ma quella ritornò a raspare con discrezione, però insistentemente. Accesi il lume ed apersi la porta. Stava su la soglia con la zampina levata in atto di voler entrare e non l'osava.