Mia madre passava quasi tutto il giorno per quelle stanze o pel roseto che essendo dalla parte opposta della via, le permetteva di non essere veduta. La gente diceva che ella era molto superba: certo nel paese si faceva vedere a pena due o tre volte all'anno; e pure la messa la udiva in una cappelletta annessa al palazzo, dove il parroco veniva a celebrare al mattino presto. Anche questo contribuiva ad accrescere la reputazione di superbia; ma non era vero. Era piuttosto, io credo, una riservata e fiera timidezza che non avrebbe potuto vincere nè meno volendo.
Io mi sforzo di rievocarne l'imagine; ma la memoria ne ha sbiaditi i contorni così che a pena mi si presenta alla mente una figura di donna senza sorriso che si aggirava per quelle stanze, fra quelle rose, lenta e come smemorata anche quando il palazzo risonava dell'allegra vitalità di mio padre e delle feste degli amici.
Perchè mio padre era tutt'il contrario. Alto, con una superba barba rossiccia e due occhi cilestri quasi infantili, con un'esuberanza di vita piena di allegrezza e di ingenuità, avea sbagliato il secolo della sua venuta nel mondo. Sarebbe stato bene con corazza e stivaloni speronati al seguito di qualche gioioso barone di Francia al bel tempo delle guerre e dei tornei.
Garibaldino in sua gioventù, repubblicano e liberale a suo modo, avea portato in queste sue idee tutta la gentilezza e la idealità del suo sangue patrizio.
Per mala sorte ne gli ozi forzati della sua virilità gli venne o piuttosto gli fu suggerita la malaugurata idea di farsi eleggere deputato; e da allora, per molti anni, fu un seguito di banchetti, di favori e di munificenze dispensate con principesca liberalità. Il palazzo era corte bandita. Ma il signor conte dovea riuscire deputato!
Riuscì invece a consumare il patrimonio; ma la sua buona fede era tanto grande che forse non gli passò ne meno per la mente la frode.
Mi ricordo un vecchio servo di casa, certo Beppo, una specie di maggiordomo, che quando il babbo gli ordinava di apparecchiare un pranzo o di distribuire tanto denaro ai poveri o tanto grano in beneficenza, diventava livido e se avesse potuto mettere del veleno ne le vivande, lo avrebbe fatto.
Mio babbo ci pigliava gusto a vederlo così imbronciato.
— Si direbbe che consumi del tuo — diceva.
— Peggio! io non ce n'ho; ma lei ha le mani bucate.