Tacque allora, e forse stava per riprendere il discorso quando la signora del brazileno domandò al marito:

— Quanto manca a Milano? — ma l'intonazione era diversa e pareva dire: — Che seccatura è mai costei!

La madre dell'emigrato o intese il senso riposto di quella domanda o non seppe che altro dire per allora, perchè non aprì bocca. Il volto, non più animato dalla foga nervosa delle parole, si era ricomposto di nuovo in una pallida e triste quiete. Il signore avea riacceso lo zigaro e buttava fuori gran boccate di fumo; lo studente di Heidelberg avea mandato in dentro il suo sorriso e tratto fuori il Baedeker.

Il carrozzone un po' sbatteva, un po' scivolava su le rotaie lubriche dalla pioggia mentre attraverso i vetri bagnati passava, passava il triste paesaggio lombardo.

Alberi e pioppi in lunghe file, cascine, praterie verdi come smeraldo, vacche e cavallacci pascenti ne la marcitura putre dell'acque, fuggivano indietro, come attonite cose, sotto il bigio velame delle nebbie che montavano già nell'ora meridiana autunnale.

Avea quella povera donna tolto furtivamente dal seno una corona del rosario e in fretta in fretta faceva passare le avemarie e premeva le labbra nel fervore della preghiera, e chiudeva ogni tanto gli occhi. Il treno fuggiva verso Mantova, ma il suo cuore se ne portava un gran bastimento, e le onde immani portavano il bastimento su le loro creste come una paglia; le onde senza fine dell'abisso del mare.

Frattanto il treno rallentava in prossimità di una stazione e la macchina fischiò a più riprese.

— Dove siamo? che stazione è questa, signori? — domandò scotendosi tutta e levandosi in piedi.

— Io non sapere — disse lo studente tedesco.

— Volete l'orario? — chiese il brazileno.