Il tempo si fermò.

E guardando i grandi uomini appesi alle pareti, Beatus domandò: «Foste voi, fummo noi a creare il tempo? Certo questo cosino meccanico che rode il tempo, lo abbiamo creato noi».

Rimise in equilibrio la sveglia; e la piccola macchina riprese, come un tarlo famelico, a rodere il tempo.

E così stando, Beatus sentì nel gran silenzio [pg!151] del mattino un altro rumore simile a quello della sveglia; ma più profondo e lontano.

Era un ritmo crescente, come di un mostruoso cuore: un aeroplano, lontano, nel cielo.

«Lassù c'è un uomo con una mitragliatrice».

Ma quello che più stupiva Beatus, era come un motore potesse così rimbombare nel cielo. E tutto il cielo stupiva.

E allora si ricordò di colui che fu il più grande ingegnere meccanico, ma aveva paura di fabbricare macchine per gli uomini; e in quella vece dipinse Cristo con le pupille velate.

*

A questo punto una vocina dietro la porta interruppe Beatus e disse: