Ma monsignore nella chiesetta non c'era. C'erano i bimbi e le bimbe inginocchiate.

Avrebbe Beatus voluto sapere perchè davanti erano i maschi, mentre sarebbe stata cavalleria mettere davanti le femmine.

Voleva domandare se era rituale o causale questa preminenza al sesso a cui lui apparteneva; e stava per domandare a una di quelle monacelle.

Ma costei era ben singolare: piuttosto piccola della persona; e le bende nere erano così dense che appena si scopriva un po' del pallore del volto, e il naso arcuato signorilmente. Ma le sue movenze erano graziose e rivelavano la giovinezza. Ella non istava mai ferma, e nella immobilità delle bimbe spiccava [pg!160] maggiormente questa sua mobilità. Pareva incorporea, eppure dentro quel nero involucro esisteva un sostegno corporeo elegante, perchè, ad ogni moto, le bende volteggiavano e poi si ricomponevano sempre con leggiadrìa.

Ma quando le passò da presso, la domanda di Beatus si era mutata, così: «Satana, ti parla mai, o monacella, da quelle rose e da quell'albero antico?»

Ma ella era come ebbra in quel rito che si apprestava. Ora acconciava un lembo della tovaglia dell'altare, ora il velo ad una bimba, ora bisbigliava un avvertimento, ora segnava il libro delle preghiere, ora passava di cero in cero.

Perchè i bimbi e le bimbe reggevano ciascuno e ciascuna un cero, e le fiammelle dei sedici ceri fiammeggiavano rosse e contrastavano con la luce del mattino. Quei sedici ceri retti dai bimbi e dalle bimbe velate! La fiamma pareva avere continuo alimento, e richiamava paurosi riti antichissimi. Poi tutta la vita assolta per riti! Poi quelle fiamme, rette da quell'infanzia, parevano richiamare la gran fiamma che usciva dalla bocca del [pg!161] bronzeo dio Moloc, dove i sacerdoti fenici gettavano bimbi e bimbe, allevate per religione nei ginecei.

Ma ancora apparve a Beatus la testa del Cristo, che aveva veduto nel tempio di Romagna, e dicea: «Io venni per liberarvi dal culto di Mammona e di Moloc. Io non son tenebra, son luce. E se gli uomini antepongono la tenebra alla luce, perchè incolpi me?»

Molta luce innondava la chiesetta, e, imbevuta di sole e del verde del giardino, aveva come ondeggiamenti d'azzurro.

Cristo cammina presso l'azzurro lago di Tiberiade, lambisce la testa ai fanciulli, addita i gigli delle convalli.