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Quando il sacerdote infine venne, parve aumentare il silenzio.

Costui aveva una cappa paonazza, e Beatus sentì bisbigliare vicino a sè il nome di un alto prelato.

L'uomo, quale si fosse, dimostrava una gran dignità: vigoroso anche della persona, benchè la nuca — che sola si vedeva — apparisse [pg!162] cinta da una corona di capelli bianchi, più tosto che grigi. Si spoglia? Si tolse la cappa paonazza, e apparve in cotta bianca e setosa. Il diacono gli porgea i paramenti, che quegli prima ad uno ad uno baciava.

Vestito che fu e come dimentico della gente e del tempo, si inginocchiò su di un inginocchiatoio a lui riservato, e in atto di preghiera stette. Beatus avrebbe voluto vedere le preghiere, ma queste non si vedevano. Ma forse le bisbigliava sommessamente, perchè ad un tratto la voce di lui salì, e queste parole furono udite: Omnis qui vivit et credit in me, etiam si mortuus erit, non morietur.

La voce decadde ancora, ma quelle parole diedero un brivido dentro a Beatus; e Beatus se ne voleva andare.

— Pazienza, — gli sussurrò la signora Alice, — ora dice la messa.

Da altri paramenti che il sacerdote vestiva, si capiva che incominciava altra cerimonia.

Ma avevano tanta pazienza quelle povere bimbe coi loro ceri, da tanto tempo immote! Ma la messa era già cominciata. Ma la mano di una bimba esausta, lasciò piegare il cero e la fiamma diede un guizzo. La fiamma si [pg!163] levò e salì per il velo; ma fu un attimo perchè la monacella accorse con quella sua leggerezza e con le mani prese la fiamma e la schiacciò. Il sacerdote voltò appena gli occhi. La monacella, movendosi come un fantasma, aveva poi ad uno ad uno raccolti i ceri.

Un piccolo organo cominciò a cantare. In un loggiato della chiesetta trasparivano, ogni tanto, due monache che avrebbero fatto paura ai bimbi se da soli le avessero incontrate nel convento, perchè erano le centenarie dai bianchi occhi. Ma ecco che, cessando il piccolo organo, là dal giardino si udirono note anche più dolci.