Un uccelletto mandava trilli nella chiesa e la riempiva di passione.
Improvvisamente il sacerdote si voltò. Allora Beatus lo distinse nel volto: un volto mansueto e chiaro.
Levava l'ostia.
La monacella fece, come per incantesimo, prosternare le bimbe: essa si prosternò in profonde invènie: le teste, anche degli uomini, erano chinate. Beatus guardò quel disco bianco che il sacerdote sollevava sull'altare. Il sacerdote discese i gradini del piccolo altare, [pg!164] levò la mano, recitò con alta voce quasi trionfale il «Padre nostro» e l'«Ave Maria», ma non in latino, bensì in volgare, spiccando forte le parole le une dalle altre, ma senza ènfasi. Poi recitò quel gran viaggio di Cristo: «scese agli inferi; risuscitò da morte; siede ora alla destra del Padre; verrà a giudicare i vivi ed i morti».
Quelle parole del grande viaggio cadevano forti dalle labbra del sacerdote. Verrà a giudicare i vivi ed i morti? Cose paurose, inverosimili: e parevano verosimili.
Poi il volto dell'uomo si spianò; un sorriso benevolo si disegnò sul largo volto; e rivoltosi ai bimbi ed alle bimbe, parlò parole semplici con voce quasi lieta, come se nella chiesa non ci fosse stato lui, Beatus, in toga o quegli altri uomini in veste militare; ma soltanto bimbi o femminette.
Però non disse cose puerili, ma un ragionamento naturale, perchè disse:
— Bambini miei, il corpo ha bisogno del pane: senza il nutrimento del pane, il vostro corpo illanguidirebbe e morirebbe. E così è dell'anima: senza il nutrimento, anche l'anima muore....
[pg!165] Il sacerdote parlava ai bimbi tuttavia: e le sue parole giungevano agli orecchi di Beatus ad intervalli, benchè egli fosse vicino al sacerdote, e questi parlasse con voce che parea sempre più grande. Ma è che soffiava tempesta e vento contrario, e perciò solo ogni tanto giungevano le parole. Poi dal ciborio d'oro levava il pane dell'anima, le piccole ostie, e, rapido rapido, come fa il medico nell'operare, comunicava.
Le bimbe bianche accorrevano, uti cervi sitientes, come i cervi sitibondi alla fonte; poi la monacella nera quasi con spasimo: «a me, a me!»; poi la signora Alice placidamente col suo bel cappello di girasole.