Ora navigava la nave del re dei bolcevichi.
Qualcosa deve ben navigare!
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Quello che avveniva allora nel mondo era un grande fenomeno: brividi di terrore percorrevano la terra. Alcunchè di feroce e di stravolto era nei volti degli uomini. Facce nuove erano apparse. Ora Beatus ricordava: anche in quella terra umbra, dove già fiorirono le più soavi cantilene delle preghiere, la gente pareva si vergognasse dell'antica gentilezza.
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Le notizie che giungevano nel nostro occidente dal paese del re dei bolcevichi forse erano fantastiche, ma avevano il fascino di un mondo irreale.
Colà il re dei bolcevichi aveva portato via ai grandi della terra i loro grandi balocchi. In questa operazione aveva portato via anche la vita a quei signori o li aveva trasformati [pg!186] in balocchi: e aveva rovesciato dal cielo i balocchi su le moltitudini.
Non mai la orgogliosa civiltà degli uomini aveva prodotto più meravigliosi balocchi. «Ma perchè costrurrò io la bella casa, e tu la abiterai? la soffice sedia e tu vi siederai? la carrozza che vola e tu trasvolerai? Perchè farò io il miele come l'ape stolta per dare squisite vivande al tuo ventre? Il mio ventre è il tuo ventre! Il tuo corpo è il mio corpo! La tua voluttà è la mia voluttà! Tutti i balocchi in comune: in comune anche il più grande balocco: la donna.»
Così dicevano le genti.
E il re dei bolcevichi operava un'amputazione nella vita. Solo i lavoratori dei balocchi della vita hanno diritto alla vita, e ai balocchi della vita. Quale voce! Essa si diffuse per tutta la terra.