«Ecco: se io non avessi studiato il latino — continuava Beatus nel suo vaniloquio — non avrei questo pensiero.

«Il re dei bolcevichi farà bene ad abolire il latino».

Ma, veramente, il re dei bolcevichi, mandando quelle cose che nascono dall'uomo e dalla donna, alle balie, alle nutrici, ai buoni allevamenti in comunità, abolisce quel dolore dell'orbatio.

[pg!200] Ma abolisce anche quella gaiezza.

«È sorprendente! — esclamò Beatus — Per fare il re dei vari bolcevichi, bisogna pensar poco. Se si pensa, non si ha più il coraggio di toccare nessuna verità, e non si è più re dei bolcevichi».

*

Comunque, tutto ben considerato, poichè le cose si presentavano così, Beatus non si trovò affatto pentito della sua deliberazione di tenersi in casa, anzi di allevarsi il figlio o la figlia di Scolastica.

Idiota, no, non lo avrebbe voluto, anche se fosse stata una femminuccia, ma nemmeno troppo intelligente: con un'anima sì, ma non con troppa anima. Un'anima — ecco — senza interrogativi. Quel tanto che basta a mandare avanti l'esercizio quotidiano della vita. Saper distinguere, per esempio, se la porta è aperta o chiusa, saper mettere in ordine i libri del suo studio dalla parte dello schienale, saper scrivere con esatta scrittura, ricordarsi dove sono le chiavi, il borsellino; non amare il denaro, ma possedere il senso del denaro, venire a casa la [pg!201] sera presto, trovar buona la minestra di casa, ubbidire senza domandare ogni volta perchè.

Se poi fosse una donna, ricordarsi che dovendo mettere un pollo nella pentola, bisogna levare prima la vescichetta del fiele; saper cercare con la scopa negli angoli delle stanze; saper fare un rammendo. E perchè no, saper fare le torte come le suore?

Tutte cose che Scolastica faceva assai imperfettamente.