Vi era, poi, una nota che offendeva tutto il genere umano: «Inutile predicare la verità.
«I dormiglioni tirano il collo al gallo! ma con tutto questo lo stupido animale canta pur sempre dopo la mezzanotte e allo spuntare dell'alba.
«I galli salvano l'umanità a prezzo del loro collo».
*
Anche quella mattina Beatus stette nella sua camera per sviluppare questi appunti, ma non ci riuscì. Non aveva reagenti. Però aggiunse questa nota: «Invece dei salterelli, insegnare la ginnastica giapponese che permette a chi è più debole di abbattere un mascalzone».
Ma quando fu verso mezzodì cominciò a sentire un piccolo onesto appetito allo stomaco.
Un'ala di pollo con annessa anca, calda bollente, sarebbe stata gradita. Rammentava il pollo, spennato da Gigia.
[pg!32] «È deplorevole — diceva Beatus pensando al pollo — che qualche volta lo stomaco umano reclami l'albumina animale. E se invece di una gallina fosse un gallo?»
Dunque si lavò le mani per la colazione. Cioè se le volle lavare, ma non c'era più acqua nella piccola brocca.
Chiamò con voce dolce, decrescente: — Gigia, Gigia, Gigia!