Ma ad un tratto il giovine sorrise verso Beatus di un caro sorriso e disse:

— Non è lei Beatus Renatus?

Beatus si riscosse nell'udire il suo nome: certo egli era assorto, ma è pur vero che accade sovente di riscuoterci quando udiamo d'improvviso chiamarci per nome. E infatti è una cosa meravigliosa avere un nome. Perchè abbiamo noi un nome?

Beatus disse: — Ma come, mi conosce lei?

— Ero studente all'Università — rispose il giovane. — Non ricorda? Non ricorda lei, professore, quel giorno del maggio 1915, che fermammo lei davanti alla porta dell'Università [pg!53] e lo pregammo di parlare? Io ero fra quelli, signore!

Egli ben ricordava quel giorno e quei giorni del maggio 1915, quando l'Università fu chiusa e i giovani tumultuavano.

Egli sino a quel tempo era vissuto in possesso del suo onesto pensiero, e ora riconosceva come in quel tempo egli si poteva chiamare felice. Credeva nei vari personaggi che avevano beneficato l'umanità. I loro ritratti e i loro volumi ornavano il suo studio. Li salutava mentalmente al mattino al modo stesso che il suo pappagallo dicea: «Beatus, buon giorno, Beatus!».

Anch'egli, benchè in piccolo, credeva di essere un benefattore dell'umanità. Il suo studio era frequentato da cari amici con cui faceva lunghe e piacevoli partite agli scacchi della filosofia; si misuravano gli stadi superati dall'umanità: mito, religione, ragione. Si facevano tornei cortesi sull'infinito se è cosciente o è incosciente; o su Loreto, se è un pappagallo perchè è effettivamente un pappagallo, o perchè piacque ai benefattori dell'umanità di chiamarlo pappagallo.

Non mancavano i ragionamenti se la rivoluzione [pg!54] è preferibile alla evoluzione per chi desidera vedere la bella meteora detta arcobaleno, la quale si manifesta soltanto dopo gli uragani.

Si disputava anche della libertà, non per dubitare di essa, essendo la libertà insieme con l'uguaglianza e la fratellanza fra le più grandi invenzioni del secolo; ma per studiare come va applicata. Giacchè la libertà è una medicina infallibile ma stravagante: non fa bene se non a chi sta bene di salute.