— Ci siamo conosciuti in viaggio.
— Molto allegri.
— Così! Due vengono dal Grappa; l'altro, quel siciliano biondo, con l'aquila d'oro, è uno di quelli che la notte stessa in cui gli austriaci fecero strage su Padova, per rappresaglia volarono su Innsbruck e fecero anch'essi strage.
Beatus non sapeva questo. — In fatti — disse il giovane — la censura ne vietò la comunicazione ai giornali, tanto più che la cosa [pg!59] avvenne senza ordine del Comando. Oh, lei capisce bene che le rappresaglie ai tedeschi son lecite; a noi no!
— Voi siete allora — disse Beatus — come Gastone di Foix, che combattè a Ravenna col braccio nudo legato fuor della corazza, in omaggio alla dama.
— Già, ma quella era una dama! La verità è questa: che si paga a tariffa piuttosto alta l'onore di combattere per l'onore d'Italia. D'altronde è anche giusto. La guerra la abbiamo voluta noi; il popolo ne faceva a meno. Quei signori, amici del popolo, sono in linea di stretta logica: la patria non esiste. Noi, piccoli borghesi, ci permettiamo il lusso di morire per far far più grande la patria. Ah, dulce et decorum est pro patria mori!
E un brivido corse per le pallide labbra del giovane.
Questo linguaggio dava pena a Beatus. Mutò discorso e domandò: — E lei perchè non prende parte alla festa dei suoi amici?
Il giovane non rispose, se non che si abbassò alquanto e, presa la mano di Beatus, la guidò sotto la folta capigliatura.
— Professore, sente?