Ma poi da certo fruscìo di cose bianche, Beatus si accorse che quelle tenebre erano abitate più che non credesse; lì si esercitava il meretricio, e anche questo su la via. Come le blatte nel letto dell'albergo, così uscivano nella notte le meretrici.

Due di esse lo videro, e calarono dall'alto del vico su di lui. Erano giovanette, ma parlavano con suoni così inarticolati e gutturali, che Beatus nulla capì.

Lui parlò a loro, e quelle risposero con gesti e con grida che lui quasi ne ebbe paura.

Chi avesse veduto Beatus in tale colloquio, [pg!67] avrebbe potuto credere che egli si intrattenesse con le meretrici. Ma non è esatto. Lo interessavano molto quei suoni inarticolati. «Ammettiamo pure che io — pensava Beatus — non capisca il dialetto napoletano; ma non c'è dubbio che questi suoni inarticolati riproducono l'uomo primitivo quando non aveva ancora conquistata la parola. La parola fluente è stata un grande progresso. E allora bisogna ammettere il progresso.»

Beatus pregò quelle meretrici di parlare ancora, ma quelle mandarono forti grida, e Beatus capì che erano insolenze. E lo piantarono lì.

*

Beatus dilungò e vide altre donne sedute: una luce si proiettava dalla porta aperta, e dalla porta aperta si vedeva una Madonna, un idolo, splendente di amuleti. Beatus guardava.

«Vui che vulite?» disse una voce di uomo che aveva suono di minaccia. Va, va!

Quelle non dovevano essere meretrici.

Beatus dilungò in silenziosa prudenza. Ma su l'uscio lì presso, un'altra donna lo fermò [pg!68] e sì gli disse: — Signurì, quelle sono donne oneste.