Tutte queste cose fecero un bellissimo effetto tanto nei paesi del nord, come in quelli del sud, benchè nei paesi del sud Beatus non possedesse più la catena d'oro, la quale gli era stata rubata in tram nei paesi del nord.

*

«Non ti dolere, o Beatus, dello sputo di quella grossa bestia. Siamo tutte bestie».

Questo ammonimento gli parve uscire dallo sguardo di alcune capre, le quali non andavano [pg!6] a spasso come i maialetti, ma posavano sui ripiani di un monumento seicentesco, ed erano così barbate che parevano filosofiche, e guardavano Beatus Renatus con occhio così melanconico che in quella espressione non si conteneva alcun oltraggio.

Dalle capre Beatus levò l'occhio in su, e vide una colonna annerita dal tempo, e su la colonna vide ritta una statuetta di bronzo con la cappa, il cappello alla spagnola e il pugno alteramente su l'elsa della spada. Era un pupo: forse un infante di Spagna: un don Filippo, un don Carlos.

Si ricordò allora che in quel secolo la Spagna fu (oh miseria!) signora del mondo.

Ora sui gradini seicenteschi posavan le capre.

E l'Italia fu sempre sotto la servitù dei signori del mondo.

Beatus, anche lui, non se ne ricordava più. Gli uomini non possono ricordare tutte le cose passate: ma forse se ne ricorda la Storia, che è come una divinità, la quale in quei giorni lavava con tanto sangue quella colpa, perchè ogni servitù contiene una colpa.

Mostruosa divinità la Storia!