È vero che il suo cane, un bestiolo peloso, si era rotolato, precipitato giù per le quattro scale, per fare festa al padrone. Ma la porta era aperta.... Ora Beatus, benchè avesse perduto il suo onesto giudizio, era ancora dell'opinione che la porta deva essere chiusa.

— Sei tu, è vero, o impudica — disse Beatus al bestiolo — che sei scappata di casa, eh? Sempre quella storia di un òvulo che va a caccia di uno spermatozoo; o viceversa!

Questo bestiolo era di sesso femminile, benchè portasse il nome di Ruggero Bonghi.

Veramente non era stato Beatus ad offendere così un uomo di tanta dignità, ma alcuni amici letterati, ai quali, più specialmente che [pg!94] agli altri, questa cagnetta si opponeva, gradino per gradino, irosamente abbaiando.

Ma se la porta era aperta, ben si diffondeva sino su l'uscio di casa un prelibato odore di ragù; cosa inusitata nell'estate del 1918. Arrivò sino nel suo studio, e sentì una voce: «Padrone, buon dì». Era Loreto, un immobile animale, ma diceva sempre: «Buon dì», e Beatus gli era riconoscente.

Sopra la sua scrivania Beatus trovò distesa una sfoglia, gialla di uova.

Quante volte aveva detto a Scolastica: «Io vi lodo della minestra fatta in casa; ma non istendete, vi prego, la sfoglia su la mia scrivania.»

Ma siccome la sfoglia deve asciugare, e al tempo di inverno lo scrittoio era battuto dal sole, e comunque, lo studio era tiepido in virtù di una stufa a dolce calore, così Scolastica stendeva lo stesso; e facendo la cosa d'inverno, seguitava d'estate. Passando poi dallo studio alla cucina, Beatus trovò la pentola dell'acqua che bolliva sul fornello, e allora combinando il ragù con la sfoglia e con la pentola, disse: «Ecco un pensiero gentile di Scolastica che, nella previsione del mio arrivo, [pg!95] ha voluto prepararmi i tagliolini col ragù». Ma in quel punto, una tenda che ricopriva un ripostiglio, si mosse.

Beatus tirò la tenda, e vide un uomo.

— Cosa fate voi qui?