«Ti dò un calcio che ti spiaccico nel muro».

Beatus riconobbe il visitatore. Era quel signore che parlava toscano. La porta era aperta. Scolastica era di là, ma non si era mossa. Beatus sentì domandare: «C'è il cavaliere?»

Sentì rispondere:

«Di là, nel suo studio».

Il visitatore entrò.

— Ah finalmente la trovo, cavaliere. La prego, stia comodo.

Perchè Beatus un bel giorno si era trovato appiccicato anche questo titolo.

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[Capitolo XIV. — I “fessi„ d'Italia.]

Chi entrò era il più bello e ben pasciuto giovane che mai Toscana avesse nutrito. Ed entrò che Beatus, disteso sul canapè, travagliava per certi dolorini di stomaco. Questi dolorini sono sottili, ma dànno grande avvilimento; sì che, nel luglio 1914, se l'Imperatore di Germania ne avesse avuti di così fatti, mai si sarebbe alzato in piedi a sbattere la spada sul pavimento del mondo.