Questo giovane era il segretario della facoltà della quale Beatus era Preside. Riscoteva lo stipendio con regolarità; motteggevole era toscanamente, e quando veniva in ufficio, scriveva novelle. Il quale genere letterario gli aveva procacciato un processo per oltraggio al pudore. Ma fu dimostrato invece che si trattava di morale di avanguardia: onde fu assolto, e ottenne bella rinomanza. Le signorine studentesse lo guardavano con amabile curiosità; e i suoi motteggi molto [pg!110] piacevano. Ma per questo appunto a Beatus non piaceva, e nel passato tempo, si era provato di sradicare questo bel signore dal suo ufficio.
Ma vedeste mai in un giardino di fiori un filo di gramigna? Si crede sia facile estirparlo. Ma non è così: quel filo è tenace come l'acciaio. Si può recidere con le forbici, ma domani rinascerà. Allora si tira. Si tira, ed accade un fatto sorprendente: sotto terra quel filo è più tenace ancora; non ha fine; smuove tutta l'aiuola; sradica tutti i fiori. E allora si finisce col rispettare la gramigna, tanto più che non si tratta di un filo isolato, ma di una speciale gramigna, detta anche livida, e che cresce molto bene in quello che già fu chiamato giardin dell'Impero.
— Non si incomodi, cavaliere, — disse il bel giovane. — È l'affare di una firma.
Erano i documenti per la esenzione dal servizio militare. Mancava la dichiarazione di Beatus che colui era indispensabile ed insostituibile.
Si vide un no disegnarsi sul volto di Beatus prima ancora che le labbra dicessero: no.
Il volto del giovane si deformò un po'.
[pg!111] — No? E, perchè?
— Perchè non è la verità.
— O ce l'ha lei in tasca la verità? Allora ce l'ho anch'io. Vogliamo ragionare, cavaliere?
E si sedette.