E col ditino Beatus si toccò la fronte.
«Questo ditino così gracile e questa fronte così mostruosa! Ah, io sono animale mostruoso; e Scolastica ben lo sa: ma tutti voi, signori, siete mostruosi», disse Beatus volgendo lo sguardo attorno attorno per le pareti da cui pendevano i benefattori dell'umanità.
Tutti pendevano con quella deformità della fronte; e siccome alcuni erano calvi, così quelle fronti parevano bianchi occhi ciclopici.
«Figlio mio, perchè bestemmi tu i doni dello Spirito Santo?»
Questa voce Beatus udì. Essa proveniva da un ritrattino più piccolo: quello di sua madre. Anche Beatus aveva avuto una madre.
Allora Beatus si rannicchiò in grande meditazione, finchè venne la sera. E allora si accese la lampadina elettrica; ma, poco dopo, senza dire perchè, la lampadina alitò e si spense.
Alla luce dell'ultimo crepuscolo, Beatus vide il ritratto di quell'uomo che studiò tanto per [pg!119] mettere quei cosini di metallo l'uno sopra l'altro, e trovò l'elettricità. «Le teocrazie ne avrebbero fatto un segreto magico; ma lei, signor Alessandro Volta, viveva nel secolo dei lumi, e ne ha fatto un regalo al popolo. E ora è troppo giusto che il proprietario della luce sia il sindacato degli elettricisti, e lei stia contento, con una a di meno, ad essere una misura. Anche lei appartiene alla società dei fessi; e così anche lei, professor Galileo Ferraris, professor Pacinotti.»
Ma intanto bisognava cercare una candela. Ma soltanto Scolastica sa dove sono, e se ci sono, le candele.
Beatus fu costretto a riconoscere che anche Scolastica era indispensabile.
Sono verità che si vedono, specialmente quando si è al buio.