La notte, la febbre placò, come talvolta misteriosamente placa il vento sul mare. Erano i microbi della vita che vincevano quelli della morte? Era la medicina tedesca? E allora perchè quel popolo fabbricò anche i gas asfissianti? Domande su domande, come onde su onde, portavano Beatus su di un oceano.
Si assopì verso l'alba. E allora gli apparve ancora quel gran volto di Cristo. Le labbra di Cristo si movevano come se mormorassero: Quis est proximus tuus? E le tre dita erano levate sopra di lui.
[pg!128]
[Capitolo XVI. — Le prodezze di Biagino.]
Al mattino la Elena entrò nella camera da letto di Beatus tutta festante:
— Guardate, signo', che bella cosa sono riuscita a comperare per voi. Sentirete che brodo vi faccio. — E sollevò davanti a Beatus Renatus mezza testa di tacchino, alla quale era attaccato un metro di mezzo collo, tutto a verruche paonazze e rosse, a cui era attaccata un'ala. — Sette lire, signo'! ma sta 'na femmina che è meglio assai.
Beatus ringraziò la bimbetta, e computava a quale prezzo poteva arrivare tutta una tacchina femmina. Ma poco dopo la bimbetta entrò tutta sconsolata; e battè palma a palma.
— Ih, signo', il gallinaccio non c'è' più! Biagino se l'è mangiato.
Disse Beatus:
— Dovevi stare più attenta.