[pg!129] — Più attenta, signo', che mettere la carne nella pentola? Biagino se l'è pescata dentro la pentola. Biagino è un ladro!

— Nel nostro linguaggio così infatti si dice — disse Beatus.

Beatus rivedeva Biagino quando era piccino, e gli era tanto amico: appariva fra le carte del suo scrittoio con improvvisi rumori, o posava su un volume della sapienza, o guardava come una damina sentimentale, col suo manicotto. Poi scendeva dal volume, saliva su la sua spalla, scendeva giù, e con la zampina pareva interessarsi del libro che Beatus leggeva.

«Tu molto amavi, o Biagino, i libri, il mio studio, la mia persona».

«Il tuo caldo», avrebbe risposto Biagino.

«Come è strano questo apparecchio del cervello che dà il colore sentimentale alle immagini!»

La bimbetta ritornò e disse:

— Biagino va a rubare anche fuori di casa. Il marchese che sta al primo piano, tutte le volte che lo incontra per le scale, gli tira un calcio. Ma Biagino è svelto, e quando vede il marchese, fugge come un lampo.

[pg!130] Questo particolare spiacque a Beatus: sì, Biagino è un ladro e un micidiale, ma il marchese sa che è sua proprietà; e il calcio tirato a Biagino, Beatus se lo sentì ripercuotere su la sua persona. Come è diffuso il sistema nervoso della proprietà! E poi un marchese che tira calci! Ma in origine anch'essi tiravano calci; poi presero il nome di marchesi, baroni, conti, quando non tirarono più morsi e calci.

Ma la bimbetta ritornò per la terza volta tutta festante. Scolastica era tornata. Confabulava giù a basso con la signora Alice.