— E mi sono ammalato io. Creda che ne sono mortificato.

[pg!132] — Già! E allora la mia signora sparge per le scale l'acido fenico.

Il signor marchese parlava con dignità, in modo da far cadere e far sentire tutte le sue parole.

Beatus, dunque, non era agli occhi della signora marchesa che un agente di infezione: un uomo porta-bacilli, che spaventava una dama. Che cosa sarebbe stato se la avesse spaventata con la sua bara giù per le scale?

— Io la prego, — disse Beatus, — di presentare le mie scuse alla signora marchesa.

In quel punto, nel vano del cancello, apparve Biagino; ma appena visto il marchese, saettò come fulmine.

— Ah, signor cavaliere! — esclamò il marchese, — quel gatto è un masnadiero!

E lo disse in certo modo che parve masnadiero fosse un po' anche lui, il proprietario di Biagino.

— Io le racconterò un fatto che vale per tutti, — continuò il marchese. — La marchesa, mia signora, aveva comperato un chilo di triglie, splendide! Quelle di scoglio. E lei sa che cosa vuol dire oggi un chilo di triglie di scoglio! Noi eravamo andati a spasso con un [pg!133] nostro ospite: il deputato del nostro collegio. La domestica godeva del riposo domenicale. Noi avevamo lasciato le triglie belle e pronte su di un piatto. Torniamo a casa; e le triglie non c'erano più!

Qui si fermò il marchese tanto che Beatus assaporasse tutta la mortificazione di essere non soltanto l'agente dell'epidemia spagnola, ma il proprietario di Biagino.