Parve a Beatus di sentirsi sollevato da un peso.

— E lui cosa dice?

— Niente. L'uomo quando si è sfogato, è pari con tutti.

Quale inverecondo linguaggio!

— Voglio dire se riconosce....

— Riconosce tanto! Mi ha fatto avere le polverine, ma non hanno servito a niente. Allora mi ha detto di andare all'ospedale e dire che ho un tumore. Molte ragazze fanno [pg!146] così. C'è qualche medico giovane che ci crede. Manda su una sua cannuccia: rompe, e tutto è fatto. Invece c'era un medico vecchio che sente, calca, e poi dice: «Sì, sì, un tumore! Un avioma!» Tutti si sono messi a ridere. «Va va! Che a nove mesi il tumore va via da per sè». E me ne partii svergognata. C'era una levatrice, ma disse che era tardi, e poi domandò mille lire prima; ma io non le avevo.

Ella parlava naturalmente; ma Beatus aveva i sensi come flagellati da una abominazione che fosse entrata nella sua casa. Disse:

— Voi, Scolastica, capirete bene che qui in questa casa non potete rimanere.

Ma sentì che la sua voce non era di comando. Egli era uomo, congiunto agli altri uomini, e gli pareva di avere una certa responsabilità.

— Lo so da per me — rispose Scolastica.