— Ecco — dice —, tutto dipende dal contegno che terrà l'Inghilterra. Se l'Inghilterra dichiarerà guerra alla Germania, è molto probabile che anche l'Italia sarà trascinata nel conflitto...
— E dovremo andare contro la Francia?
— Eh, già!
— E dovremo marciare a fianco dell'Austria? ma le pare possibile che ciò avvenga?
— Tutto è possibile in politica. La politica è un giuoco di interessi.
— Allora siamo alla guerra anche noi. Oggi no, domani sì! Ma come mi spiega lei questo fatto che la Triplice è stata, per tanti anni, l'arca fidelis, la torre eburnea, la stella mattutina della pace europea, tanto che l'Italia si fidanzò col teutonico per godere il beneficio della pace, e adesso è la Triplice che dichiara la guerra...?
— La moglie dovrà seguire il marito — risponde quel signore.
— Ma allora anche le parole dei re, degli imperatori non contano nulla! Perchè tutti non siamo qui per testimoniare come tutte le volte che i re e gli imperatori venivano a contatto fra di loro, la parola più importante che dicevano levando i calici dello champagne, era, «Pace!». «Siamo felici di garantire la Pace!» «La Pace è garantita ai nostri cari popoli!» Le agenzie telegrafiche subito lanciavano al mondo questi confortanti messaggi. Ben è vero che il mondo pareva dire: «Pensate piuttosto a garantire voi stessi, o teste coronate!» Ed ora che cosa avviene? Qualcosa di mostruoso. I re garantivano il falso, ed il mondo marcia in guerra, ubbidendo al comando dei re.
— Ecco, veda: le cose stanno così — mi risponde quel signore: i re, gli imperatori, ecc. sono come i reofori di quelle dinamo ultra-potenti che sono i popoli e le nazioni. Niente di più pericoloso che l'incontro dei reofori, niente di più minaccioso per la pace che l'incontro dei re quando bevono insieme lo champagne...
— E sia! — dico io — Ma e i pacifici? gli uomini dal cuore puro? i poveri di spirito? i galantuomini insomma?