Ma non tremò la mano di chi le scrisse? V'è uno stupore, un silenzio! I tram, la gente di via Torino, tutto è più lieve, tutto pare preso da sbigottimento. La mente tuttavia non ci crede ancora. Forse sono le grandi parole di sfida come in un torneo cortese. Tanto furore, tante morti seguiranno queste immobili parole? Ma non è questa la stessa gente che tumultuò in giugno per uno o due dimostranti, uccisi in Ancona?

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Mi si disegnano davanti le parole dell'antico poeta: Illi robur et aes triplex circa pectus erat! Non sono soltanto le macchine di guerra fasciate di quercia di bronzo: il cuore dell'uomo è fasciato di bronzo!

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Le Banche sono affollate: file lunghe, sommesse, pavide, davanti agli sportelli. Buoni Ambrosiani! Un vecchietto si stacca infine con un piccolo fascio di banconote da cinquecento. È felice.

Saluta un amico che sta in fila. Ma, poi, un improvviso dubbio l'assale. Chiede a bassa voce all'amico: — Questa roba qui avrà poi valore?

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Mi raccolgo su me stesso e mi domando: Ma che bisogno ho io; io, individualmente, di pigliarmela così calda? In fondo questa guerra non è il fallimento più clamoroso di tutte quelle idee di umanità, di fratellanza, di pace a cui non ho mai voluto apporre la mia firma, una firma che, in realtà, non valeva niente, ma io non ho mai firmato. Firmavo, per dovere d'ufficio, le circolari di S. E. il ministro della P. S., quando, in febbraio, invitava i professori di fare le conferenze su la Pace Universale. Vero è che in iscuola io stavo muto come un pesce, con grave scandalo dei miei scolari, i quali volevano anche dalla mia bocca udire la buona novella che le guerre non si troveranno più se non nei manuali di storia.

Ah, la pace universale! le conferenze sulla pace! Impossibile che io dimentichi l'entusiasmo che invase, tanti anni fa, tutta la Milano intellettuale quando Guglielmo Ferrero, allora giovanissimo e sconosciuto, tenne le sue conferenze per la pace universale, contro le guerre, contro le caste militari, contro le spese improduttive, ecc. ecc. Il giovane conferenziere era portato sugli scudi della celebrità da tutti i giornali; compresi i giornali dell'ordine: ma egli svelava il mistero dell'uovo di Colombo.

Quei poveri nostri ufficiali non so come facessero, in quei giorni, a passeggiare sotto la Galleria senza arrossire di farsi vedere con la sciabola al fianco. E tanto grande era l'entusiasmo che non si tollerava nemmeno la critica.