AL SIGNOR LETTORE,

Questo libro contiene e rivive la passione, giorno per giorno, di questo tragico tempo, tragico anche per chi è vissuto lontano dai luoghi dell'azione.

Agli amici sigg. Facchi e Puccini, editori, piacque di stampare subito queste pagine le quali, per la più parte, furono scritte senza intenzione di stampa.

Se questo libro di passione contiene qualche parola un po' eccessiva — non di odio; ce n'è anche troppo dell'odio! — la colpa è un po' della parola, amante timida e ardente della verità, ed anche un po' dei signori Editori, i quali non mi concessero tempo di ritoccare troppo. Ma, proprio, nessuna cattiva intenzione!


Fu il 30 giugno, giorno degli esami al Politecnico: uno studente trentino giunse in ritardo. Aveva quasi le lagrime agli occhi per la commozione. La sera precedente — mi pare — era scoppiata la notizia della tragedia di Seraievo: l'arciduca Francesco Ferdinando da Este, l'erede al trono d'Austria, era stato assassinato.

— Giustiziato!

— Come crede lei, mio caro giovine, risposi. — Posso convenire con lei che la violenza rimane una delle cose più positive del mondo: ma i suoi frutti non mi piacciono.

— La storia del mondo procede per atti di violenza!