— La causa per cui sono sempre avvenute le guerre — risponde Serra, con la stessa voce mite e quasi rassegnata con cui modulava la sestina del Petrarca. — Si ricorda il ver sacrum, le primavere sacre dei Romani? I nomi delle cause sono mutati, ma la causa rimane sempre la stessa! Il popolo tedesco è come un bambino che è cresciuto in proporzioni gigantesche. Sente la necessità di spezzare i suoi vestiti che non lo contengono più, come la biscia esce dalla sua vecchia pelle, come l'aragosta abbandona la vecchia crosta...

— Allora qualcosa di automatico...

— Tutta la vita, se la guardiamo un poco al di là della superficie parvente, è formata dalla ripetizione di antiche consuete piccole azioni automatiche; coltiviamo le stesse biade, mangiamo gli stessi frutti come tremila anni fa, ubbidiamo alle stesse necessità fisiologiche, affettive, illusorie: umanità che è vissuta, e non ha mai fatto troppa osservazione dove è vissuta, perchè è vissuta come è vissuta: La vita? Una piccola parabola davanti al sole. Forse era fatale questa nostra piccola parabola davanti al sole! La vita! Un pullulare di bolle in fondo a una fonte perenne. Alcune bolle vanno più su, altre scompaiono subito. In verità sono sensazioni che non si acquistano bene se non nell'attraversare queste ore tragiche, questi cataclismi, i quali corrispondono ad uno stato precedente e latente di conflitto, piuttosto che preparare un nuovo ordine di cose. Poi si riprende ancora il solito ritmo fino ad accumulare, dopo un certo numero di anni, gli elementi esasperati per un nuovo cataclisma. Press'a poco quello che avviene dei temporali. La nostra generazione pacifica è stata sorpresa dal temporale.

— Io ho anche un'altra sensazione, Serra.

— Quale?

— Mille diavoli che ghignano davanti al grottesco enorme di questa nostra umanità che si massacra e scrive da per tutto: Per rispetto all'igiene è vietato sputare per terra. M'hanno detto che in Germania, anche nei boschi, si trovano i cestini per raccogliere le carte sporche.

Serra alzò le spalle. — Sciocchezze!

— Sciocchezze i cestini? il mio ragionamento? la civiltà? l'igiene? Domandai. — Allora che resta da fare, nella vita, caro Serra?

— Vagliare delle pietre, come ha fatto lei, ieri....

— O recitare una sestina del Petrarca — dico io.