In tale caso — dicevo io — la pace goduta fino ad ora è stata comperata dall'on. Giolitti....
Alcune constatazioni erano anche più tristi. Lo Stato? Ecco il nemico! Si ubbidisce, in Italia, allo Stato per necessità, per paura, come al tempo dei cessati governi: ma il padrone morale è un altro.
Si discuteva, sottilizzando un po', sopra i due termini, rivoluzione o guerra civile? Un contrasto di idealità può portare alla rivoluzione, che può essere anche un bene. Ma oggi si tratta piuttosto di un contrasto economico. Borghesia e proletariato, si trovano, per chi bene osservi, sul medesimo piano morale.
A me pareva molto opportuno rilevare questa distinzione, non ben veduta, forse, dalla sincerità del prof. Mussolini. Ma Renato Serra trovava che era del tutto inutile proclamare una verità a cui nessuno avrebbe prestato fede.
Così si parlava, tanto si era lontani dalla idea della guerra. Era così sereno il mare in quei giorni! Tanta vita allegra e spensierata fioriva lunghesso il mare!
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Sul mondo, d'improvviso, è apparso lo spettro immane della Guerra. Oh, non mai più terribile cometa vide il mondo! Il Vescovo ordinò ai devoti le orazioni pro tempore belli: in tutta l'Italia si tennero comizi popolari contro la guerra. Ma le preghiere pro tempore belli non valsero più degli ordini del giorno nei comizi. Si sono udite voci strane, incredibili! «Siccome il capitalismo è internazionale ed è danneggiato dalla guerra, così fu proposta una momentanea alleanza fra capitalismo e proletariato che pure è internazionale ed è danneggiato dalla guerra». Si sono adombrati i fatti alla maniera così derisa dei vecchi tempi, quando non esisteva ancora il materialismo storico e la critica positiva: cioè si diede tutta la colpa al Kaiser, alla bellicosità del figlio del Kaiser: Tisza, Francesco Giuseppe, la casa Krupp, il Papa, i fornitori di muletti e di buoi... Come la guerra di Ilion, cagionata dalla vendetta di Menelao e dall'isterismo di Elena.
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Milano, 2 agosto: Io sono passato, come un'oca, per tante fasi politiche! ma mi conforta che molte saranno state le oche come me. Il 2 agosto, ero per breve tempo di ritorno a Milano: una domenica asfissiante, deserta. Il sole aveva riflessi quasi cinerei.
Mi imbatto nel sig. H*** un vecchio barbuto germanico. Egli mi assicura che la Germania non vuole il Cosacco a Berlino. Egli ne è fieramente impressionato. — La cosa è terribile! Noi non vogliamo il Cosacco a Berlino!