Ed un'altra bella cosa è... la polenta cogli uccelli, pronta a tutte le ore.
Perchè no, manicaretto di carne umana?
Mi viene in mente il signore, mio vicino. Dice, un po' seccato: «Non si può mai sapere con precisione il numero dei morti». Un pacifico, benpensante signore. Vive nella sua casetta di campagna, come il grillo nel suo buco. Coltiva a tempo perso l'orticello. Egli non si affretta verso i giornali del mattino. Attende sino alle quattro che gli portino il suo Corriere della Sera. Ma non legge subito, ma dopo pranzo quando fa siesta e fuma la pipa. Non ha figli che corran pericolo, non capitali in azioni che corran pericolo. «E, dice lei che vengano fin qui a bombardare?» mi domanda.
«Ma è un fatto che non si può sapere il numero dei morti».
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Forse Giacomo Leopardi ha ragione quando cominciò il terribile inno ad Arimane, re vero del mondo, creatore degli uomini. Ma non lo terminò. Tutto è vano: anche l'inno del poeta. Penso anche alla sublime canzone della Ginestra.
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Non ho osato mai in questi giorni fermare alcuna nota sulla carta, temendo ogni mattina, all'aprir del giornale, un disinganno. Ma è oramai un fatto che nel campo di battaglia, da Parigi a Verdun, i Francesi da sei giorni ributtano il nemico. Orlando e la Pulcella ne posson gioire. No, i Francesi non vinceranno, ma i Germanici forse dovranno correggere il loro giudizio su la «imputridita» razza latina. Intanto ammettono che i Francesi non furono mai vili.
13 Settembre.