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I socialisti ufficiali e il loro gruppo parlamentare, cioè gli uomini parlamentari, hanno «lanciato» un manifesto ai compagni socialisti ed ai lavoratori italiani.

Dice: Nessuna concessione alla guerra ma opposizione recisa, implacabile.

Questo importante documento storico può essere determinato da rispettabili ragioni: può essere un contrappeso contro quelli che vogliono la guerra: chissà? può collimare con le intenzioni del Governo. In verità, io non oso dir nulla. Ma è doloroso, però, che in questa ora tragica si insista nella lotta di classe, che si esorti il popolo a gridare «alto e forte che non intende rinunziare alla sua autonomia di classe per confondersi con la borghesia nella quale sono preminenti i partiti che odiano, i partiti che plaudirono ai massacratori di ieri e plaudiranno a quelli di domani».

E le tremende incognite che minacciano il domani d'Italia, sono semplici pretesti?

Io non so, io non oso dir nulla.

Ma come può, chi non è proletario o lavoratore, prestare fede a questa conclusione del manifesto: «Dite che in ogni caso l'Italia, la sola grande Potenza europea rimasta neutrale al conflitto, ha perciò stesso segnata la sua missione di mediatrice fra i belligeranti»?

Anche Teodoro Wolff, nel Berliner Tageblatt dice lo stesso: conforta cioè l'Italia a conservare la più stretta neutralità: «perchè se in Italia le passioni non trionferanno sul buon senso, il suo compito potrà allora essere importante. È l'unica grande Potenza neutrale dell'Europa, e, senza questo disturbante chiasso, parrebbe destinata più d'ogni altra alla parte di mediatrice per la pace».

— Ah! tristi giorni — mi diceva ieri sera una donnetta semplice — per chi ha figliuoli sotto le armi!

— E per chi ha occhi veggenti! — dissi fra me.