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24 Settembre. Giovedì. Bora, bora! Ha nevicato anche lassù in Carpegna. Le aiuole delle campanelle si sbattono con paura, son vizze, non hanno più colore. Sul mare livido le onde accorrono con fragore di battaglia: il sole vi batte ogni tanto sprazzi di un biancore troppo lucido.

Il tenentino — che era venuto qui per cura — ha ricevuto ordine di ritornare al reggimento. Parte stamane. La sua sorella, piccina e gracile, trema come i fiori! Un'anima linda e dolce. Qui, al mare, ella non voleva che il fratello andasse troppo in là col sandolino: voleva che tenesse chiusa la pistola; che non andasse a caccia per non farsi male; insomma ella, minore di età, lo sorvegliava. Nella cassettina militare ora gli ha messo un vasettino di miele, un pollastrino arrosto, cioccolata, uova, un formaggino. Io penso alle trincee fulminate sull'Aisne, dove si combatte da otto giorni, giorno e notte. La signorina è pallida: questa notte non ha dormito.

— Ma perchè c'è la guerra? — mi domanda contorcendosi come le povere dalie, lì nelle aiuole della stazione.

— Perchè soffia la bora? Perchè siamo nati? Lo lei, signorina?

Forse lei pensava che la montura militare fosse nient'altro che una bella toilette maschile.

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Una vittima della guerra. Guido Fusinato si è ucciso. Lo ricordo nel collegio Marco Foscarini, a Venezia. Lui era in ottava classe; io fra i piccini del ginnasio. Snello, signorile: uno dei primi a scuola, e tiratore bellissimo di fioretto. Andò poi — come è costume dei nostri giovani eletti — a perfezionarsi a Berlino, dove studiò il più preciso, il più positivo diritto internazionale, per la pace delle nazioni.

Presentemente è professore di diritto internazionale un homunculus, ma di molto peso; però alto quasi come un uomo: il proiettile del mortaio da 420 mm.! Guido Fusinato fu studiosissimo; ma si deve essere accorto di recente che con tutto il suo studio, egli non aveva fatto a Berlino maggior progresso di quello che fece Marco in Atene, Marco figlio di Marco Tullio Cicerone, il quale figlio consumava allegramente i soldi che gli mandava il babbo e non teneva conto affatto nè delle lezioni di Cratippo filosofo, nè dei saggi consigli paterni: Quamquam, te Marce fili, ecc. ecc.

Non è improbabile, altresì, che Guido Fusinato abbia avuto conoscenza della Carta d'Europa secondo il programma pangermanista: Alldeutscher Atlas! Questa carta, combinata coi mortai da 420 mm., è molto impressionante, e deve avere contribuito ad acuire la neurastenia del povero e buon Fusinato.