Come vedi, o scolaro, noi non siamo molto progrediti, ma piuttosto regrediti. È il caso di coniare questo nuovo verbo!
7 Ottobre. Sono andato a fare una piccola visita di dovere. Ho comperato un mazzolino di fiori ed ho svoltato pel vecchio naviglio: via Senato. Nel cortile triste, verde, del gran palazzo del senato, fra le colonne solitarie, da anni ed anni, ci sta in prigionia un nobile cavaliero. Senza l'onore dell'alto piedistallo, sta il monumento equestre di Napoleone III.
«Ecco, bel sire, nobile sire, e sia in vostro onore! E gettai il mazzolino dei memori fiori a piè del monumento. Ma non andai via: rimasi lì, un poco più a lungo.
«Nobile sire! Voi eravate ben degno di essere re, eravate intelligente, coraggioso, e volevate che il popolo fosse salvo: non che perisse. Eppure voi foste Arlecchino fatto re, anzi imperatore! E sentimentale per giunta, perchè avevate un grande odio e un grande amore nel cuore. Ma siccome eravate molto intelligente, per non far scoprire quei sentimenti, vi siete messa sul volto una crudele maschera di Sfinge. Ci fu allora un tempo in cui l'Austria e l'Europa tremò!
Ma astute volpi abitavano allora l'Europa e fissavano la Sfinge imperiale di Francia per vedere che cosa c'era sotto. Quando si accorsero che eravate una Sfinge sentimentale, voi foste ben perduto.
Ma foste voi, nobile sire, che per quell'odio e per quell'amore trascinaste, i Francesi nel 1859 a combattere l'Austria a Magenta ed a Solferino!
Quanti erano i Francesi? Centocinquanta mila.
Quanti dovevano essere gli Italiani in guerra contro l'Austria? Mazzini, da principio, disse — come Mussolini — neutralità! Ma poi davanti al fatto reale della guerra contro l'Austria, l'eterna nemica, Mazzini disse: Milioni e milioni di Italiani!
Ma non fu propriamente così, e fu così invece che avvenne la pace di Villafranca, e fu così che sui tappeti verdi della diplomazia si trovò invece la regolare domanda dell'Italia al grado di Grande Nazione.